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ALLA CAMERA IL M5S NON VOTA IL REDDITO MINIMO TANTO PROPAGANDATO

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La Camera ha approvato il disegno di legge delega al governo contro la povertà e per il riordino delle prestazioni e servizi sociali. La misura con cui il governo spera di dare sostegno ai poveri che faticano ad arrivare a fine mese è stata approvata ieri, in prima lettura, alla Camera. Il cosiddetto ddl povertà ha incassato 221 voti favorevoli da parte della maggioranza e 22 voti contrari di Sinistra Italiana, mentre l’opposizione costituita da M5S, Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia ha preferito astenersi. L’emendamento della deputata Pd Donata Lenzi ha proposto di denominare questo strumento “reddito di inclusione“. Proprio la scelta di introdurre questa definizione ha scatenato una bagarre in Aula. Nel dibattito il M5s è stato particolarmente critico. Alessandro Di Battista ha parlato di “mancetta” ai poveretti, mentre per Giorgio Sorial “è come il pecorino cinese, si chiama così ma è fatto con il latte di mucca”. Mentre per il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio si tratta di ipocrisia del Pd. I contestatori a 5 Stelle, quelli che parlano di “mancetta”, di “ipocrisia”, di “finto reddito”, sono gli stessi che hanno propagandato, come spot elettorale durante le recenti consultazioni amministrative, il cosiddetto “reddito di cittadinanza” approvato a Livorno. Un contributo economico di 500 euro per sei mesi per sole 100 famiglie (a fronte di 997 richiedenti). Una spesa totale di 300.000 euro, finanziata con i tagli ai fondi destinati al sociale e con la soppressione delle social card a 400 famiglie (solo i tagli alle social card per i poveri ammontano a 326.000 euro annui). A Livorno – tuonava Nogarin sul blog di Beppe Grillo – nessuno rimane indietro con il reddito di cittadinanza. mader

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