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  • Post category:Ambiente

Quasi mezza tonnellata di rifiuti recuperata. Continua a gonfie vele la fase sperimentale della barriera anti-plastica che impedisce ai rifiuti del Tevere di raggiungere il mare, messa a fine ottobre all’altezza di Fiumicino. In un mese sono stati infatti raccolti 460 chili di rifiuti.

Si tratta in sostanza di barriere in polietilene poste nel letto del Tevere vicino alla foce, nel territorio del Comune di Fiumicino, in grado di intercettare i rifiuti e accumularli in un’area specifica, dalla quale vengono successivamente raccolti.

Le barriere sistemate sono due, lunghe rispettivamente 4 e 6 metri e occupano il 40% della lunghezza del fiume. Con le loro reti intercettanti, gli scarti vengono quindi portati in una zona di raccolta e riversati nei cosiddetti “big bag”. Da qui, vengono spediti a una società che ha il compito di recuperare gli scarti plastici.

Così, dall’inizio della fase di sperimentazione, tra l’altro già avviata con successo sul fiume Po, la “diga green” ha salvato le acque da 460 kg di rifiuti. Cosa è uscito fuori? Ebbene, i tecnici hanno analizzato un primo campione di 114 kg, scoprendo che gli imballaggi coprono una altissima percentuale del 46,27%, mentre il resto è formato da frazioni varie, come i seggiolini auto per i bambini, giacche, palloni, sedie a sdraio.

La quantità di rifiuti rinvenuti nel Tevere è molto significativa, soprattutto alla luce dell’analoga sperimentazione sul Po, dove in 4 mesi sono stati raccolti 300 kg di immondizia. Prorogheremo l’esperimento”, dichiara Cristiana Avenali, responsabile Piccoli comuni e Contratti di fiume della Regione Lazio, che pensa di prorogare l’utilizzo di queste barriere per un altro paio di mesi e poterle spostare poi al centro cittadino.

Di fatto, in una zona meno periferica, le barriere potrebbero più direttamente dimostrare quali siano gli effetti negativi di una raccolta dei rifiuti fatta male. L’abbandono dei rifiuti in città, anche di quelli ingombranti, continua ad essere una vera e propria piaga che quasi sembra celata ai più e che genera non soltanto inquinamento e rischio per le biodiversità, come la vita nel Tevere per esempio, ma anche disordine e paesaggi brutti e devastati.

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