poiché operativamente sarebbe molto complicato procedere all’espropriazione di immobili e assets illiquidi o non facilmente negoziabili e monetizzabili, la massa di ricchezza realmente aggredibile sarebbe quella liquida, cioè non investita in titoli o beni fisici. I conti correnti e deposito farebbero al caso. In Italia, su di essi risultano accreditati oltre 1.500 miliardi di euro, qualcosa come oltre il 60% del debito pubblico. Ovviamente, non si tratterebbe di azzerarne i saldi, quanto di prelevarne una porzione per accelerare l’abbattimento dello stock passivo, magari affiancando l’intervento a una ristrutturazione dei titoli di stato, vale a dire allungandone le scadenze, tagliandone il valore nominale e le cedole o un mix di tutto ciò.

Conti bancari sotto 100.000 euro davvero sicuri da un prelievo forzoso?

Sembra fanta-finanza, anche perché un’operazione simile avrebbe effetti catastrofici sulla fiducia dei mercati verso il nostro sistema impositivo, il quale diverrebbe retroattivo. Tuttavia, il precedente di 27 anni fa esiste e ci ricorda che quello che crediamo essere impensabile non lo è affatto, almeno non alle alte sfere delle istituzioni, dove non si ragiona granché per il sottile e si guarda con preoccupazione crescente alla percezione negativa riscossa dall’Italia all’estero per il suo alto debito

Sorgente: Conti correnti sequestrati per ridurre il debito pubblico, ecco perché se ne parla

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