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“La libertà di espressione va esercita con responsabilità. La libertà di parola e la libertà d'azione non hanno significato senza la libertà di pensiero e non c'è libertà di pensiero senza il dubbio. Dire quello che pensi certo ti danneggia in società: ma la libertà di parola vale più di mille inviti.”

  • Categoria dell'articolo:Lettere all'editore
Jo Conti

Mi chiamo Jo Conti, sono un cantante e vi contatto per raccontarvi la mia storia, una storia che mi tengo dentro da circa quindici anni e che ora, invece, ho deciso di gridare al mondo intero.

E non solo. Ho deciso di far valere tutti i miei diritti, per una volta, anche se questo dovesse costare tutto il mio tempo e tutti i miei sforzi economici e non.

Sono un ragazzo di 38 anni che vive a Monreale, Palermo, e che ha una colpa assoluta: essere omosessuale. Questa mia colpa è troppo per una famiglia di testimoni di Geova che predica l’amore e che otto anni fa mi ha sbattuto fuori di casa. Ma se mi avessero solo sbattuto fuori di casa forse potrei anche farmene una ragione, invece c’è molto altro dietro.

Nel 2005 a 23 anni facevo “coming out” in famiglia (ovvero i miei genitori, mia sorella e mio fratello) e mi veniva espressamente vietato di parlarne con i parenti che avendo già capito tutto fin da quando ero bambino, mi hanno accettato, al contrario della mia famiglia stretta.

Nel 2010 mi fidanzo con un ragazzo che ha dimostrato in tutti i modi di amarmi follemente. Viene “accettato” dalla mia famiglia seppur non poteva mangiare/dormire da noi e neppure venirmi a trovare, solo venirmi a prendere e riportare quando uscivamo. In casa non poteva entrare, secondo la religione dei testimoni di Geova “alimenterebbero” il mio “vizio”, il “vizio” dell’omosessualità.

Due anni più tardi la mia storia d’amore finisce, vengo lasciato. Finisco in ospedale per il primo ricovero Tso di circa 2 mesi, un ricovero in cui mia madre passa occasionalmente a trovarmi. Vengo, in sostanza, abbandonato per la seconda volta.

Sempre nel 2012 a 30 anni rientro in casa dopo il ricovero e mia madre mi vieta in ogni modo di avere ulteriori relazioni per tutto il resto della mia vita. “Questi rapporti perversi sono destinati a finire e non durano e tu soffrirai e ci farai soffrire troppo quando verrai lasciato”, le sue parole.

Nel settembre dello stesso anno conosco un ragazzo e vengo esplicitamente “cacciato da casa”. Per 6 mesi vivrò presso uno zio paterno, poi riuscirò a prendere una stanza in casa condivisa nella mia città.

Nel 2013, però, le cose non vanno come tanto avrei voluto e per motivi economici poiché senza lavoro e senza sussidi, sono “costretto” a rientrare in casa. Il peggio deve ancora arrivare. I testimoni di Geova (non riesco più nemmeno a chiamarli come la mia famiglia) mi sequestrano i cellulari e mi percuotono, l’artefice di tutto è “la padrona di casa”, mia madre, che assiste senza batter ciglio. Mi ritrovo sequestrato nella mia stanza per 6 mesi, dove il cibo, poco, mi veniva lasciato davanti alla porta della stanza con tanto di biglietti in cui mi veniva imposto di pulire minuziosamente la mia stanza a rischio nuove percosse. Una volta mi è stato concesso il lusso di poter scendere per ricevere l’invito di matrimonio da parte di mia sorella e mio cognato, a sua volta testimone di Geova con il titolo di “Anziano di congregazione” accompagnato da queste parole: “Sappi che sei un ospite non gradito”, fu mio padre ad insistere per questo invito.

Nello stesso anno torno a lavorare e prendere un sussidio per la mia invalidità mentale all’85%

Ho una patologia psichiatrica che non mi consentirebbe nemmeno di vivere da solo come oggi faccio, in quanto potrei essere molto pericoloso soprattutto per me stesso.

Nel 2016 mi trasferisco a Malnate in provincia di Varese per convivere con un nuovo compagno. Si tratta di una persona violenta, con grossi problemi di alcol, mi ritrovo, nel settembre dello stesso anno, a tentare il suicidio. I miei mi vengono a prendere e mi riportano a Palermo. Arriva il secondo ricovero. Mia madre nel corso dei mesi non viene mai a trovarmi. Questa notizia viene trasmessa in famiglia da un cugino, lei si infuria per questa comunicazione.

Sono passati otto anni da quando sono definitivamente andato via da casa, e lei, sempre forte del suo credo e della sua religione, non si è mai più interessata a me. In nessun modo, impedendo quasi i contatti anche a mio padre e ai miei parenti. Ha fatto di tutto per isolarmi.

E così con la Bibbia in cui loro dicono tanto di credere che predica amore, io mi ritrovo rifiutato, rigettato, confinato in un angolo della terra lontano anni luce dagli affetti, da sentimenti che dovrebbero essere naturali e genuini. Non solo. Mentre mio fratello, lo stesso che mi ha maltrattato, assume ruoli di primordine tra i Testimoni di Geova quale “Servitore di Ministero” io vengo additato a male della società, trattato come un “disassociato” dalla loro “setta” (perché sfido chiunque a definirla in altro modo), benché non sia e non sia mai stato un Testimone di Geova e abbandonato anche alla mia malattia psichiatrica che potrebbe sfociare persino in un nuovo tentativo di suicidio senza che io me ne renda conto.

Cara madre mia non madre credo questo sia il momento di sciogliere quei nodi che da troppo porto dentro.

Non ho di te altri ricordi
questo è quanto ho conservato: l’indifferenza, il tuo disprezzo l’affetto che non mi hai mai dato.

Mi hai marchiato e allontanato perché per te ero diverso
ma io non volevo imbarazzarti solo essere me stesso.

Madre non madre figlio non figlio
mi hai cancellato
come fossi uno sbaglio.

Madre non madre madre devota prega il tuo Dio
e lascia in pace me.

Madre non madre ormai è tardi
io devo andare mi aspetta la vita.

Le frasi qui sopra sono una parte del testo della mia ultima canzone “Madre non Madre”. La musica mi ha salvato, letteralmente, e continua a salvarmi ogni giorno, a farmi sentire vivo. Questa, però, è più di una canzone, è un punto fermo, una voce che non resta più strozzata in gola, è la mia speranza per un futuro migliore.

E vorrei tanto che questa speranza potesse riempire gli occhi anche di chi vive situazioni come la mia e non trova il coraggio di parlare; ecco perché oggi che ho le forze vorrei gridare io per loro, vorrei parlare e raccontare. Ed è questa possibilità che vi chiedo, di approcciarmi alla vostra realtà per far sentire la mia voce.

Fino ad oggi non sono mai stato pronto per farlo, oggi so che lo sono. Con la mia esperienza ed anche con la mia musica e con questa canzone vorrei avere la possibilità di lanciare un messaggio ed aiutare gli altri proprio come non hanno mai fatto con me.

Grazie per avermi dedicato del tempo e grazie per avermi ascoltato.

Con affetto,

Jo Conti

Se vorrete ascoltare la mia canzone, potrete trovarla qui:

 JO CONTI
email: joconti@joconti.it   
website: www.joconti.it  
Facebook Page: www.facebook.com/jocontimusic

Instagram: www.instagram.com/jocontiofficial  

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