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“La libertà di espressione va esercita con responsabilità. La libertà di parola e la libertà d'azione non hanno significato senza la libertà di pensiero e non c'è libertà di pensiero senza il dubbio. Dire quello che pensi certo ti danneggia in società: ma la libertà di parola vale più di mille inviti.”

  • Categoria dell'articolo:News / Sociale
Esprimiamo piena solidarietà alla nostra collega Silvia, da giorni esposta a insulti e attacchi personali su testate e social media.
È svilente notare come le infamie siano fomentate anche da opinionisti che si fregiano di essere contro la violenza, rispettosi di ogni essere umano, e che poi non perdono l’occasione di stimolare il pubblico ludibrio di una giovane studentessa.
Questo processo mediatico è la riproposizione di quanto avvenuto nei confronti della ragazza da parte dei compagni di corso, l’esportazione di una dinamica malsana dallo spazio fisico a quello virtuale: la logica del branco feroce contro il singolo.
Silvia viene attaccata personalmente, in un modo che offende e che ben ci restituisce il risultato di mesi trascorsi a giocare con la paura delle persone, instillando un odio viscerale che ora viene vomitato verso chi ha il coraggio di opporsi a una misura antidemocratica, verso chi ha la forza di ribadire i propri diritti.
L’azione di Silvia è divenuta di dominio pubblico; tuttavia, i riflettori non si sono alzati altrettanto per la meschinità che ha dovuto affrontare: insulti, illazioni, minacce, sputi nella sua direzione, menzogne (dall’inizio dei corsi Silvia frequenta le lezioni, diversamente da quanto riportato su alcuni articoli), la violenza verbale sessista che ogni giorno viene condannata nei salotti TV e che invece nel suo caso è tollerabile, perché Silvia non piega la testa e porta avanti pacificamente – ma con determinazione – la lotta contro il lasciapassare.
Stupisce, o forse per nulla, che gli stessi media che sono pronti a condannare la violenza di chi contesta la normativa in questione e il governo siano pronti a voltarsi dall’altra parte quando si tratta di condannare la violenza subita da una ragazza sola da parte di un gruppo numeroso e, anzi, la fomentino.
La nostra collega non è sola né a combattere l’ondata di infamia a lei rivolta, né a subire la discriminazione sulla propria pelle. Sono migliaia gli studenti universitari esclusi dalla frequenza delle lezioni in presenza a causa del lasciapassare verde, trattati come cittadini di secondo livello: esclusi da un’istituzione che dovrebbe essere inclusiva, indipendente, e che soprattutto dovrebbe rappresentare un luogo di tutela ed esercizio del pensiero critico.
Siamo profondamente turbati dal clima ipocrita e violento che si è ormai creato, contro il quale ciascuno è chiamato a lottare per ristabilire un senso di comunità e reciproca solidarietà che da troppo tempo abbiamo perduto. Chiudiamo definitivamente questa pagina buia della nostra storia, lottiamo contro il green pass e contro ogni forma di discriminazione.
Una norma che discrimina non è mai legittima, per nessun motivo. Parlate di tutela delle minoranze e poi istituite uno strumento di discriminazione a norma di legge. Vergogna.
STUDENTI CONTRO IL GREEN PASS BOLOGNA

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