In Italia, per condannare chi coltiva cannabis a casa propria, bisogna provare che la pianta ha una capacità drogante effettiva e attuale. Non basta, infatti, dimostrare la potenziale lesività della coltivazione ma si deve vedere se è in grado in concreto di mettere in pericolo la salute pubblica. A dirlo è la Corte di Cassazione, che si è così espressa nel trattare il caso di un imputato trovato a detenere illegalmente 9 piantine di cannabis indica. I Supremi Giudici hanno annullato e rinviato la sentenza di condanna ad altra sezione della Corte d’Appello di Cagliari, con la raccomandazione di valutare attentamente l’offensività dello stupefacente in base alla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, e non alla “semplice conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine a giungere a maturazione e a produrre la sostanza stupefacente

 

 

 

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Rassegna Stampa

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