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D-day Israele Cisgiordania: attacco alla democrazia

GERUSALEMME – A una settimana dall’1 luglio, che secondo l’accordo di governo Netanyahu-Gantz dovrebbe essere il D-day per una possibile estensione della sovranità israeliana su alcune aree della Cisgiordania, in Israele nessuno ha davvero un’idea chiara di cosa si stia parlando. Non sono state rivelate mappe né quali porzioni di territorio sarebbero incluse nel piano, né tantomeno se verrà effettivamente realizzato tra sette giorni. (oggi solo 2)

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“L’annessione della Cisgiordania è stata favorita dagli Stati Uniti. Soltanto un ingenuo poteva credere che con il piano Kushner piovessero sui palestinesi miliardi di dollari. I palestinesi sono divisi tra di loro, lacerati. Figuriamoci se gli davano pure i quattrini…”

“…Si trattava della solita tattica dilatoria per consentire a Netanyahu di mettere a punto i suoi progetti. Con la complicità di un mondo arabo fatto di monarchie assolute e dittatori che fingono d’indignarsi.  Neppure Erdogan farà nulla perché, come Israele, occupa territori altrui in Siria, dove nel Nord ha fatto la sua Gaza a danno dei curdi, e ora partecipa alla spartizione di influenze in Libia. In Siria Israele occupa il Golan dal 1967 e la Turchia ambisce a far parte ufficialmente del «condominio siriano» insieme allo stato ebraico e alla Russia. Persino le sacrosante rivendicazioni degli afroamericani sono manipolate. Tutti a inginocchiarsi perché la polizia ammazza neri e latinos ma nessuno che alzi il sopracciglio se gli israeliani uccidono un ragazzo autistico disarmato alla porta dei Leoni di Gerusalemme.

E noi caschiamo volentieri in questa trappola perché ci assolve dal dovere di opporci a quello avviene in Cisgiordania. Le vite dei neri contano, come quelle dei palestinesi e di tutti noi. Di questo passo un giorno faremo fatica a spiegare chi sono i palestinesi o i curdi, per i quali abbiamo speso belle parole quando nell’ottobre scorso sono stati fatti fuori da Erdogan.

Solo belle parole, però. Qui di parola ne serve una sola: giustizia. Ci resterà strozzata in gola, forse faremo fatica persino a pensarla quando, guardando la mappa del Medio Oriente, cancelleremo la parola Palestina anch

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