trattati europei costituiscono illecite cessioni della sovranità nazionale, lo spiego da anni insieme a tanti altri giuristi rispettosi della nostra Costituzione.  Ma non mi sono limitato solo alle parole. Le cause per fare accertare l’incostituzionalità delle leggi di ratifica dei trattati europei non solo sono in corso, ma siamo ormai giunti all’atto finale del secondo grado di giudizio. L’obiettivo è quello di arrivare in Corte Costituzionale e far dichiarare l’ovvio: le cessioni di sovranità sono un illecito, addirittura dal punto di vista penale.  Sono ben accetti piccoli aiuti economici per il sostegno della vertenza, che risulta assai costosa, contattatemi  in privato con una mail all’indirizzo mrc.mori@libero.it  Ed ecco il testo della memoria conclusiva, la sentenza di secondo grado arriverà nei prossimi mesi:

CORTE D’APPELLO DI GENOVA  COMPARSA CONCLUSIONALE

Viene da se che la sovranità è un diritto che si pone a monte del suo esercizio concreto attraverso il voto. Se manca sovranità diventa inutile votare, poiché anche votando non si può incidere nelle materie oggetto di avvenuta cessione.  L’illegittimità di cui si dibatte sul piano sostanziale in questo giudizio è quella conseguente al fatto che la Repubblica Italiana ha ceduto la sovranità in materie essenziali, quelle dell’art. 3 TFUE, per la sua stessa esistenza e sulle quali il Parlamento italiano non ha più alcuna voce in capitolo.  Tra le più importanti, per le conseguenze che hanno sulle nostre vite, cessioni di sovranità compiute ci sono quelle che riguardano le politiche monetarie e le politiche economiche. Senza di esse diviene impossibile addirittura fare un piano industriale, in forza del noto brocardo, falso per uno Stato titolare del suo potere d’imperio, del “non ci sono i soldi”.  In tempi di emergenza Covid poi è divenuto macroscopico l’effetto dell’assenza della sovranità monetaria ed economica nel nostro Paese. L’assenza di soldi ha impedito ogni intervento sulla sanità, ha impedito di utilizzare tutti gli uomini e mezzi, che pur erano disponibili, al servizio della salute pubblica.

Avv. Marco Mori

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