È lo stesso Palamara, ieri, a segnalare una delle omissioni meno spiegabili compiute nel corso delle intercettazioni da parte del Gico della Guardia di finanza. Beneficiario di questa omissione, uno dei magistrati più importanti che compaiono nell’inchiesta: Giuseppe Pignatone (nel tondo di destra), procuratore della Repubblica a Roma, l’uomo sulla cui successione si consuma la faida più violenta all’interno del Csm. Ma che, al momento in cui parte l’inchiesta contro Palamara, è ancora saldamente al suo posto: è lui a trasmettere il fascicolo a Perugia perché indaghi sul leader di Unicost.

 

un fronte ancora più delicato: ovvero, chi ha diretto davvero le indagini sul «caso Palamara»? Formalmente, il fascicolo è della Procura di Perugia, competente sui reati commessi dai magistrati in servizio a Roma. Ma Perugia nei mesi dell’inchiesta è una procura debole, guidata da un capo prossimo alla pensione. Così a tenere il pallino dell’inchiesta è soprattutto la polizia giudiziaria, ovvero il Gico di Roma, un reparto speciale da sempre legato a filo doppio alla Procura della Capitale. Il sospetto di Palamara è che in questo modo la Procura di Pignatone abbia di fatto diretto le indagini che riguardavano, insieme al Csm, essa stessa.  La battaglia intorno al «caso Palamara» insomma è solo agli inizi. E l’udienza disciplinare del prossimo 21 luglio in Csm a carico di Palamara si annuncia come la prima resa dei conti. Ma in Csm il marasma è tale che ancora non si sa chi saranno i «giudici» dell’ex presidente dell’Anm.

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