«I livelli sierici di vitamina D sono stati valutati a 48 ore dal ricovero ospedaliero e il 54,3% ne era gravemente carente – spiega Riccardo Caccialanza, direttore Unità operativa complessa di nutrizione clinica del San Matteo, che ha firmato il lavoro -. Tuttavia, se l’adeguatezza della vitamina D possa prevenire l’infezione da Covid 19 o influenzare gli esiti clinici deve essere ancora valutato rispettivamente da studi di popolazione e studi di intervento dimensionati e progettati, che potrebbero essere molto rilevanti considerato l’andamento della pandemia a livello globale”.  Il lavoro, che ad oggi è il più rigoroso e popoloso, presentato dai ricercatori italiani, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista “Clinical Nutrition” e porta la firma di Riccardo Caccialanza, direttore dell’Unità di nutrizione clinica oltre a quella dei suoi collaboratori Emanuele Cereda, Federica Lobascio, Sara Masi Silvia Crotti; Carlomaurizio Montecucco, direttore Uoc reumatologia, insieme ai suoi collaboratori Laura Bogliolo e Ludovico De Stefano; Raffaele Bruno direttore Uoc malattie infettive; Stefano Perlini direttore Uoc pronto soccorso; Angelo Guido Corsico direttore Pneumologia; Antonio Di Sabatino, direttore medicina interna.

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