4milioni e mezzo di ipocondriaci (7% della popolazione) prima del lockdown : “L’ipocondria si forma nella prima infanzia nell’ambito delle relazioni con le figure significative di riferimento: spesso la figura d’attaccamento rispecchia tale immagine di debolezza in modo sistematico, ripetitivo, sia con messaggi espliciti che con atteggiamenti iperprotettivi… “

Rassegna stampa :” Giulia Maffioli vicepresidente Anapp, Associazione nazionale psicologi e psicoterapeuti, ha dichiarato: “Stiamo toccando con mano i diversi effetti clinici e psichici del post isolamento da Covid.  Dalle sindromi ansiose-depressive riemerse improvvisamente, al desiderio di continuare a restare a casa ritirandosi dalla socialità fino a paure, a volte, anche invalidanti di contrarre la malattia. L’allerta ha scatenato situazioni sicuramente pregresse che, chissà, senza l’emergenza forse sarebbero rimaste ancora silenti. Sia chiaro,infatti, un aspetto: chi oggi manifesta in modo evidente una simile tendenza aveva già in sé una modalità di paura e controllo”.  “Tutto è accaduto all’improvviso sia per chi si è ritrovato con l’ansia da ipocondriaco sia per i suoi familiari che sicuramente hanno problemi di convivenza.  Il forte bisogno continuo di controllo, in questo momento, si scontra con la realtà anche la situazione sta lentamente regalando segnali positivi. La lotta è impari, dal momento che non si ha a che fare con il razionale. Sembra difficile smettere. Importante è aiutarli a capire che si tratta di una situazione transitoria senza scherzare troppo o criticare”.

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I soggetti con l’ipocondria possono allarmarsi se leggono o sentono parlare di una malattia, se vengono a sapere che qualcuno si è ammalato, ed a causa di osservazioni, sensazioni o eventi che riguardano il loro corpo.

La preoccupazione riguardante le malattie temute spesso diviene per il soggetto un elemento centrale della immagine di sé, un argomento abituale di conversazione, e un modo di rispondere agli stress della vita.

Ipocondria: significato, cause, sintomi e cure

Quali sono i sintomi dell’ipocondriaco?

E’ osservazione comune che i pazienti ipocondriaci abbiano un’immagine di sé caratterizzata dall’assunzione di essere delle persone fragili, vulnerabili, deboli, facili alle malattie. Tale credenza è piuttosto generale e globale, ma in questi casi, costituisce uno dei perni intorno al quale si costruisce il senso della propria identità.

Quali sono le cause del disturbo ipocondriaco?

L’ipocondria si forma nella prima infanzia nell’ambito delle relazioni con le figure significative di riferimento: spesso la figura d’attaccamento rispecchia tale immagine di debolezza in modo sistematico, ripetitivo, sia con messaggi espliciti che con atteggiamenti iperprotettivi.  Va anche considerato che di solito le figure affettivamente significative nella vita adulta del paziente ipocondriaco confermano questa immagine.

Conseguenze del Disturbo:

l’ipocondria grave L’immagine di debolezza che il paziente ipocondriaco tende ad avere di sè stesso ha diverse sfumature. Si tratta non solo di debolezza sul piano fisico, intesa come vulnerabilità alle malattie e come facile stancabilità, ma anche di debolezza sul piano psicologico intesa come tendenza a provare emozioni esagerate, ad avere difficoltà nel controllarle e dunque a poterne essere sopraffatti ed impazzire.  Tre obiettivi sono abitualmente coinvolti nei problemi ipocondriaci:  l’obiettivo di non essere malati; l’obiettivo di non essere persone deboli e, connesso a questo, anche di non essere esageratamente ansiosi; l’obiettivo di rispettare una regola di prudenza e perciò di essere all’altezza delle proprie responsabilità. Molto spesso, almeno in tutti i pazienti ipocondriaci con capacità critica, la preoccupazione ipocondriaca è considerata dai soggetti stessi una reazione esagerata che proprio perché tale compromette lo scopo di “non essere deboli” poiché facilmente suggestionabili, troppo emotivi, non pacati.  Come guarire dall’ipocondria: cura e trattamento ll soggetto affetto da ipocondria è intrappolato in una spirale viziosa che non solo rende vani i tentativi di rassicurazione e le valutazioni critiche che esso rivolge alla propria condizione, ma, in più, si nutre di tali tentativi e valutazioni.  I tentativi di rassicurazione autonomi (autoesami, ricerche di informazioni su internet, ecc.) ed eteronomi (pareri continui chiesti ai familiari, visite mediche, esami specialistici, ecc.) solitamente non funzionano o funzionano solo temporaneamente e soprattutto in molti casi inaspriscono i timori ipocondriaci (un’espressione incerta del medico farà sorgere nuovi dubbi, un valore ematico anomalo rafforzerà la convinzione di essere gravemente malati, ecc.).  L’intervento psicoterapeutico dovrà perciò avere tra i suoi obiettivi principali quello di individuare e interrompere le spirali viziose dell’ipocondria.

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