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Fake News e Complotti: “la cosa giusta da fare per il bene di tutti”

Azioni

”  Esiste un virus che circola da anni, ben più pericoloso del coronavirus. Le élite occidentali hanno messo in campo i loro uomini migliori per combatterlo e li hanno dotati di mezzi finanziari e tecnologici straordinari. Il virus in questione è quello del dubbio. Cresce di giorno in giorno il numero degli “spettatori” che iniziano a notare ampi squarci nel cielo di carta del teatrino della narrazione ufficiale. Attraverso queste lacerazioni spesso si sono intravisti i fili e le mani dei burattinai.

La narrazione ufficiale da tempo vacilla, mostra la corda, e i manovratori si sono fatti conseguentemente sempre più irrequieti, aggressivi. La parola “complottista” è il marchio con il quale si tende a screditare qualsiasi narrazione che si discosti dallo storytelling ufficiale. Fa nulla che il neologismo “complottista” sia stato ingegnerizzato dalla CIA per screditare i detrattori della commissione Warren, ovvero quegli ampi settori dell’opinione pubblica dell’epoca, che avevano dubitato fin dall’inizio della ricostruzione ufficiale dell’omicidio Kennedy. Tale parola fu iniettata nel corpo della coscienza collettiva per creare degli anticorpi che combattessero il virus del dubbio, prima che potesse “infettare” la narrazione ufficiale. Quel processo ha fatto scuola, al punto che il termine “complottista” oggi viene utilizzato ampiamente per neutralizzare qualsiasi analisi che tenda a far luce sulle incongruenze della narrazione ufficiale.  Questa strategia è stata applicata in svariati casi, ma principalmente per tutelare l’impianto propagandistico che ha accompagnato le guerre imperialiste degli ultimi anni. Ogni volta che si è provato a sollevare dubbi sulla legittimità della guerra in Afghanistan, in Iraq e sull’utilizzo dell’11/9 come pretesto per condurre atti ostili ai danni di paesi sovrani, tali posizioni sono state prontamente bollate come “complottiste”.

Un discorso analogo può essere fatto per quanto concerne la retorica delle rivoluzioni colorate e delle primavere arabe; tali narrazioni sono state utilizzate come foglia di fico per ammantare con l’aura della difesa dei diritti umani le imprese neocoloniali dell’Occidente allargato. Nei secoli scorsi si colonizzava per civilizzare (questo era il frame dello storytelling dell’epoca), ai nostri giorni si invade e si bombarda per “democratizzare”; in pratica si demoliscono stati sovrani con la scusa di esportare i diritti umani individuali (mai quelli sociali, beninteso). Chi provava a smontare questa narrazione e a smascherare i vari corifei travestiti da O(N)G veniva bollato come un complottista amico dei dittatori Anche in questo caso la storia ha dato ragione ai cosiddetti complottisti, a partire da Timisoara, passando per Vilnius, Tbilisi, Sarajevo, Kabul, Baghdad, Tripoli, Damasco, Kiev.  Oggi abbiamo il coronavirus. Ogni volta che si tenta di far luce sulle incongruenze che emergono quotidianamente riguardo alla narrazione della pandemia, sul disaccordo all’interno della comunità scientifica riguardo alla pericolosità del virus , sugli approcci discordanti tra i vari paesi, sulla natura autoritaria e vessatoria di alcuni provvedimenti, sugli aspetti criminali della gestione dell’emergenza in Lombardia, sulla incredibile sottovalutazione delle ricadute sociali ed economiche di un prolungato lockdown (soprattutto nelle regioni lontane dall’epicentro, dove spadroneggiano i ducetti a capo delle regioni), si viene immediatamente silenziati con la retorica degli anziani morti (molti tra quelli che oggi pontificano, fino a ieri erano favorevoli alla sanità privata e sostenevano tagli selvaggi nel pubblico; tra questi c’era chi addirittura ventilava l’ipotesi di togliere il voto ai “vecchi” in quanto “analfabeti funzionali” e simpatizzanti di Salvini) o peggio ancora si viene tacciati di complottismo. Il marchio di “complottista” ti viene affibbiato soprattutto se provi ad avanzare l’ipotesi che il coronavirus sia un pretesto per condurre le popolazioni ad un riassetto forzoso delle economie e verso più stringenti limitazioni dei diritti e delle libertà individuali. Un primo assaggio di questa prospettiva lo stiamo vedendo appunto nella gestione della comunicazione e nell’atteggiamento da Ministro della Verità del sottosegretario all’editoria Martella in quota PD.  “Stiamo istituendo proprio in queste ore una task force che chiameremo Unità per il monitoraggio contro la diffusione delle fake news. Si tratterà di un organismo molto snello, molto smart, collegato ai cittadini, che servirà per smontare e smascherare queste notizie false che possono determinare un danno alla nostra società, alla coesione sociale, vorrei dire anche alla qualità stessa della democrazia”  Con la scusa dell’informazione “responsabile” si intende in realtà mettere la mordacchia a tutte le voci che si discostano dalla narrazione ufficiale, lasciando lo storytelling cosiddetto ufficiale libero di attecchire nell’opinione pubblica. Per facilitare il raggiungimento di questo scopo, la coscienza collettiva è stata preventivamente trattata mediante la somministrazione di un potente vaccino contro il virus del dubbio.

Sto parlando del cosiddetto “terrapiattismo”. Chi gestisce le leve del potere ragiona sui tempi lunghi. Se hai intenzione di imporre al pubblico una narrazione, e hai a disposizione del tempo, parecchio tempo, puoi pensare di occupare preventivamente anche il terreno delle future opposizioni, o meglio ancora di inquinarlo. Avvelenare è più semplice e risolutivo del conquistare. Se crei in anticipo un clima ostile nei confronti delle possibili controdeduzioni al tuo discorso, sarà più facile in seguito farlo accettare. Il web e i social sono stati progressivamente avvelenati da potenti tossine che hanno contaminato le opinioni del pubblico sugli argomenti più delicati  Teorie più o meno artate, spesso sotto forma di video, per essere più fruibili, vengono continuamente riversate nel web e poi rese virali dalle condivisioni delle persone. Purtroppo molti utenti inconsapevoli (altri consapevoli), danno credito (o fingono di dare credito) a queste teorie astruse, consentendogli di circolare e di attecchire nelle coscienze. La mia ipotesi è che molte di queste teorie bislacche vengano appositamente messe in giro dai padroni del discorso, come una sorta di vaccino, per stimolare una repulsione di tipo anticorpale da parte dei ceti semicolti, inibendone di fatto l’esercizio del dubbio.  Bisogna evitare accuratamente di cadere in questo tranello. Dobbiamo essere più prudenti, in primis il sottoscritto. Sappiate fin da ora che alcuni dibattiti sono tossici, sono polpette avvelenate atte a screditare le controdeduzioni alla narrazioni ufficiali. Molte battaglie sono condotte su terreni inquinati. Condurre discussioni serie su un terreno contaminato, avrà il solo risultato di intossicare anche le tesi ragionevoli. Bisogna giocare sul loro territorio, partire dalle informazioni che loro ci danno per smontarle dall’interno. La loro narrazione è solida, ben costruita, ma contiene delle criticità, in quanto si basa sulla menzogna. Una volta intuita la logline è facile individuare i costrutti artati, ed è lì che bisogna colpire.  Kissinger, uno che di come funziona il mondo ne sa abbastanza e che non parla mai a sproposito, ha detto recentemente che il mondo non sarà più lo stesso dopo la pandemia e che bisognerà trovare una cura che sia in grado di tutelare l’ordine mondiale neoliberale. In pratica l’ex Segretario di Stato USA avverte che il COVID-19 metterà a rischio l’economia globale, provocando un anacronistico ritorno al passato proprio quando la prosperità dipende totalmente dal movimento di persone e merci. Il commercio globale subirà dei notevoli danni dalla pandemia.   Per questa ragione Kissinger chiama gli Usa a dare il proprio contributo nella ricostruzione, perché “i principi dell’ordine mondiale liberale devono essere protetti”. Il rischio è che “una battuta d’arresto mondiale nell’equilibrio tra potere e legittimità causerà la disgregazione del contratto sociale sia a livello nazionale che internazionale”.

 

https://it.sputniknews.com/economia/202004058937529-covid-19-ed-economia-globale-le-cupe-previsioni-di-henry-kissinger/

 

Da tutte le parti ci viene ripetuto che per via del coronavirus il mondo non sarà più lo stesso. Possiamo legittimamente ipotizzare che in questo momento ci siano dei soggetti che stanno sfruttando questa circostanza, magari ingigantendola, per instaurare nuove regole del gioco, visto che con le precedenti erano destinati a sconfitta certa ? Quando stai perdendo la partita a scacchi hai due alternative, rovesciare il re o rovesciare la scacchiera. Esiste la possibilità che i suddetti “giocatori” stiano cogliendo la palla al balzo per rompere le regole preesistenti al fine di crearne di più consone per poter continuare a giocare una partita che altrimenti avrebbero perso ?

 

Ovviamente mi sto riferendo allo scontro in atto tra gli angloamericani e la stella supermassiva sino-russa. Per scrivere nuove regole ci sarà bisogno di soldi, tanti soldi, una montagna di soldi. Qualcuno dovrà pertanto allargare i cordoni della borsa e tirarli fuori. Ovviamente ci sarà un prezzo da pagare.

Cosa è rimasto alle società occidentali da dare in pegno, visto che alla dignità si è scelto di rinunciare da un pezzo ? Ve lo dico io: i diritti costituzionali.  […] “E questa necessità di obbedire, questa codardia esistenziale di fondo, è il terreno su cui prende piede oggi il nuovo modello di società autoritaria. Una società autoritaria non più centrata sulla imposizione diretta di una ideologia e sulla brutale repressione del dissenso, come è stato per i totalitarismi del secolo scorso, bensì su un patto implicito: quello tra i pochi che si trovano nella posizione di comandare e dei moltissimi che desiderano, a tutti gli effetti, obbedire. Il patto prevede che questa obbedienza non sia imposta con la forza ma “consigliata”, indirizzata, presentata insomma in modo dolce e appetitoso, come “la cosa giusta da fare per il bene di tutti”. Comandami, ma senza urlare. Dammi l’impressione che sia io stesso a scegliere di obbedire, mentre obbedisco. E premiami: lod a la mia intelligenza nell’obbedire, dammi modo di vantarmi di essa ripetendo all’infinito le tue spiegazioni come fossero pensieri miei. Fammi sentire “dalla parte giusta” fornendomi dei ribelli, dei dissenzienti da odiare, da disprezzare, da condannare pubblicamente – cosi che mi possa sentire migliore di loro. Ecco come qualcuno oggi riesca in modo schizofrenico ad indignarsi alla vista di una bandiera con la svastica e al tempo stesso ad applaudire con un sonoro “era anche ora!” la sospensione a tempo indeterminato dei propri Diritti Costituzionali. Mica come il nonno Cent’anni di democrazia hanno insegnato alle popolazioni che la democrazia è una vera fregatura. Informarsi, decidere, votare? Giudicare chi ci governa e in seguito dover persino ammettere di aver sbagliato a fare queste valutazioni? Troppa fatica. Finalmente la massa ha capito quel che davvero vuole: non solo poter stare seduta sul divano a guardare Netflix, ma esservi proprio obbligata. Ringraziando anche che sia questo l’obbligo che subiscono, e non quello di andare in guerra, come accaduto ai loro nonni. Completamente dimentichi che i loro nonni hanno combattuto quelle guerre perché loro oggi potessero essere liberi. Completamente dimentichi che la libertà non consiste nel fare questa o quella cosa, ma nel decidere davvero cosa fare”.  Il virgolettato finale è tratto dal blog di Stefano Re su indicazione di  Lluch De Sa Font

 

Liberi di obbedire

 

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