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Non ha voluto indossare la mascherina spiegando, con tanto di documentazione scientifica a sostegno della sua tesi, che questo dispositivo non solo può causare danni a chi lo indossa per un periodo di tempo prolungato ma può creare seri problemi anche nella relazione insegnante-bambino. Le sue motivazioni non sono però bastate, una maestra di Rovereto (Trento) è stata licenziata in tronco: “Lei ha ribadito con fermezza il suddetto rifiuto (quello di indossare la mascherina in aula, ndr) non motivato da legittime ragioni. Quanto sopra costituisce una condotta non tollerabile che impedisce il suo rientro a lavoro facendo venir meno il rapporto di fiducia tra datore di lavoro e lavoratore”. Si legge così nella lettera di licenziamento che la signora Lorena si è vista recapitata, ma lei appare comunque serena, forte delle sue ragioni e soprattutto coerente con i suoi principi e i suoi valori etici: “La mia è stata una vera e propria obiezione di coscienza”, ha detto.  L’insegnante è intenzionata a presentare ricorso e in questa fase sarà molto probabilmente assistita dall’avvocato Edoardo Polacco, che si è offerto di difenderla: “Si tratta di un atto gravemente lesivo di un diritto costituzionale”, ha spiegato il legale dicendosi certo che sussistano tutti i presupposti giuridici per portare la causa fino in fondo con successo.  La notizia era stata data nei giorni scorsi nel telegiornale di Byoblu facendo poi rapidamente il giro della rete, ripresa anche da numerose altre testate nazionali alcune delle quali hanno bollato l’insegnante come una “negazionista”: “È un appellativo che respingo fortemente – ha detto – voglio soltanto affermare i miei convincimenti tra l’altro supportati da una valida documentazione scientifica”.

 

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