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“La libertà di espressione va esercita con responsabilità. La libertà di parola e la libertà d'azione non hanno significato senza la libertà di pensiero e non c'è libertà di pensiero senza il dubbio. Dire quello che pensi certo ti danneggia in società: ma la libertà di parola vale più di mille inviti.”

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La prima disposizione a ridurre in modo significativo i diritti dei cittadini ebrei fu la “Legge per la Restaurazione del Servizio Civile Professionale”, varata il 7 aprile 1933, secondo la quale funzionari e impiegati pubblici ebrei – insieme a quelli giudicati “politicamente inaffidabili” – dovevano venire esclusi dalle cariche e dalle funzioni pubbliche.

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Nell’aprile del 1933, la legge tedesca limitò il numero di studenti ebrei che potevano frequentare le scuole e le università. Nel corso dello stesso mese, altre leggi ridussero fortemente le “attività ebraiche” nella professione medica e in quella legale. Leggi e decreti successivi limitarono il rimborso ai medici ebrei da parte delle assicurazioni sanitarie costituite con fondi pubblici.

Le Leggi di Norimberga del 1935 furono solo il preambolo a una nuova ondata di provvedimenti antisemiti che ebbero come conseguenza l’immediata segregazione fisica degli Ebrei: a Düsseldorf, per esempio, i malati non vennero più ammessi negli ospedali pubblici, mentre i tribunali tedeschi non poterono più citare opinioni o studi legali scritti da Ebrei. Infine, gli ufficiali ebrei vennero espulsi dall’esercito e gli studenti universitari non poterono più sostenere gli esami di Dottorato.

Tutti gli Ebrei dovevano avere carte d’identità indicanti il proprio retaggio ebraico e, nell’autunno del 1938, tutti i passaporti vennero stampigliati con la lettera “G” di giudeo.

 

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