50 indagati, tre arresti, eseguiti in 15 regioni Italiane. Tre gli indagati in Piemonte, di cui uno già in carcere per reati simili. Per un anno gli investigatori hanno pedinato virtualmente i frequentatori del deep web che si nascondevano dietro a nickname, o che usavano connessione aperte per non rendere identificabile la postazione da cui scambiavano materiale raccapricciante. Nelle immagini che gli investigatori stanno analizzando si vedono bambini, addirittura neonati.

I pedofili erano una comunità, sempre gli stessi nomi che si scambiavano materiale e conquistavano prestigio all’interno del gruppo se i file e i video erano particolari, meglio se autoprodotti. E’ quello che stanno cercando di accertare gli uomini comandanti dalla dirigente Fabiola Silvestri.Gli indagati hanno tra i 19 e i 50 anni, sono impiegati, professionisti, disoccupati o studenti

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Rassegna Stampa

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