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“La libertà di espressione va esercita con responsabilità. La libertà di parola e la libertà d'azione non hanno significato senza la libertà di pensiero e non c'è libertà di pensiero senza il dubbio. Dire quello che pensi certo ti danneggia in società: ma la libertà di parola vale più di mille inviti.”

I documenti riservati rubati durante l’attacco informatico all’Agenzia europea per i medicinali (EMA) il 9 dicembre 2020 stanno riaffiorando nel Dark Web. Il quotidiano francese Le Monde è riuscito a recuperarne alcuni, che riguardano soprattutto la valutazione del vaccino Pfizer-BioNTech. Tra questi, ci sono 19 email scambiate tra il 10 e il 25 novembre, alcune delle quali “manipolate” da hacker, secondo quanto riporta l’EMA in un comunicato. Tuttavia, l’Agenzia riconosce che «le email trapelate riflettono problemi e discussioni che hanno avuto luogo»: da cinque email si evincono le pressioni che l’EMA stava affrontando per approvare il vaccino il più velocemente possibile.

Il principale attrito riguardava le differenze qualitative tra i lotti commerciali e quelli utilizzati negli studi clinici. L’RNA, componente cruciale del vaccino, consente di produrre la proteina spike del virus. Mentre i vaccini utilizzati negli studi clinici avevano tra il 69% e l’81% di RNA “integrato”, i dati sui lotti commerciali evidenziavano una diminuzione del grado di integrità dell’RNA, con una media del 59%. Le differenze nell’esatta composizione dei vaccini erano probabilmente dovute al fatto che, per passare dalla fase clinica a quella commerciale, si era reso necessario cambiare i processi produttivi. L’EMA ha confermato che il problema è stato successivamente risolto, il che ha permesso all’Agenzia di approvare il vaccino. La Commissione Europea afferma che le discussioni «non hanno mai interferito in alcun modo con l’integrità della missione dell’EMA».

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